Cascia è il luogo dello spirito tanto da essere chiamata anche il colle della speranza, dove grazie alla presenza di Rita migliaia e migliaia di persone ogni anno la raggiungono. Cascia, tuttavia è un posto ideale per lo sport e per chi ama la tranquillità. Il suo clima favorevole, la sua esposizione al sole, il verde che la circonda la rendono meta desiderata da turisti, sportivi e amanti della natura in cerca di ossigenazione e di relax. La cittadina di Cascia sorge, in prossimità del fiume Corno in Valnerina. Nata durante l’epoca romana (rimangono ancora oggi segni evidenti come tombe, epigrafi, stipi votive, monete, vasi, are, cippi funerari), come grande parte delle città dell’Umbria, è durante il Medio Evo che Cascia conosce il periodo di massimo splendore. Prima sotto la dominazione delle signoria folignate, passò in seguito sotto il dominio di Federico II di Svevia e a seguire fu contesa senza risultato dalle vicine città di Norcia, Leonessa e Spoleto. Alle soglie del 1500, si arrese allo Stato Pontificio sotto il cui dominio rimase per meno di trenta anni e da allora mantenne sempre la propria indipendenza. Oggi è un piccolo comune con  3.200 abitanti e fa parte del territorio della Valnerina, la valle del fiume Nera, area amena dai mille colori, suoni e tradizioni. Nel parlare di Cascia non si può non citare Santa Rita; la suora, beatificata nel 1900, visse tra il 1381 e il 1457. Oggi la Santa, conosciuta come dispensatrice di grazie, è venerata in tutto il mondo e moltissima gente si reca ogni anno in pellegrinaggio durante le  Celebrazioni Ritiane al Santuario a lei consacrato.

 Da vedere nella cittadina:

Santuario e Monastero di Santa Rita

La Basilica di Santa Rita, realizzata nel decennio (1937-1947), contiene le spoglie incorrotte della Santa dei Casi Impossibili (1371-1447). Progettata da Mons. Spirito Chiavetta all’interno presenta affreschi ed opere d’arte di valenti artisti moderni, quali il Montanarini (cupola), il Filocamo (Altare Maggiore), Terrazzi (cappella con l’urna della Santa), il Seracchi (altare della Madonna) ed infine il Manzù che ha dedicato a Rita, la donna di pace, l’ornamento in bronzo dell’Altare Maggiore. A lato della basilica, c’è l’ingresso al Monastero, dove Rita visse i suoi giorni da monaca e dove ci sono importante testimonianze della sua vita: la straordinaria vite che domina nel cortiletto, la cappella con il crocifisso che le fece “dono” di una spina e la cassa solenne con il suo ritratto. Nella cripta, urna della Beata Madre Teresa Fasce e il reliquario con la pagina del breviario macchiato di sangue.

Circuito museale

Comprende Palazzo Santi (sec. XVI) dove all’interno è possibile vedere tavole e tele di diversi periodi e sculture lignee e, la Chiesa di Sant’Antonio, dove si possono gustare i preziosi dipinti di Nicola da Siena, nel ciclo pittorico della Passione, Crocifissione e Resurrezione del Cristo (1461).  Nel presbiterio, storie di Sant’Antonio Abate ad opera del Maestro della Dormitio di Terni (sec. XIV-XV). Inoltre, gruppo ligneo, raffigurante l’Angelo e Tobiolo, opera del veneziano Rizzi.

 Biblioteca

Dedicata a Tranquillo Graziani (sec. XVII) è situata nel settecentesco Palazzo Carli. Raccoglie preziosi testi antichi, incunaboli, manoscritti e documenti di archivio risalenti al tempo del libero comune casciano.

 Palazzo Comunale

In Piazza Aldo Moro, nello storico Palazzo Frenfanelli, sulla facciata lo stemma della città: una donna incoronata (l’autonoma Repubblica Cascina) con in mano un giglio (cortesia verso gli amici) e nell’altra una serpe (da mostrare ai nemici).

Le Chiese

La Chiesa di Santa Maria o della Visitazione (sec. XIII e XVII), nei pressi di Porta Pago. All’interno affreschi di Nicola da Siena (1461) e tele dei fratelli Angelucci da Mevale (1570). All’esterno leoni di epoca romana.

La Chiesa di San Francesco (1424), in Piazza Garibaldi colpisce per la bellezza del rosone e del suo portone ogivale. All’interno affreschi del XV sec. tra cui Madonna con bambino di Nicola da Siena, e tele di Niccolò Pomarancio e di Pierino Cesarei.

La Chiesa di Santo Agostino, di epoca gotica al suo interno si trovano stupendi esempi di affreschi di scuola umbra e perugina.

 A soli 6 km incastonata fra le montagne c’è la piccola frazione di Roccaporena, dove visse per circa 36 anni come ragazza, giovane sposa, madre di due bambini e, infine, da vedova. Punti focali: lo Scoglio della preghiera (pietra devozionale racchiusa fra le mura di una cappella in cima al cono di una montagna), L’orto dei miracoli con la rosa fiorita in pieno inverno, la Casa Natale e Maritale, la Chiesa di San Montano e quella nuova del Santuario in onore della Santa con interessanti mosaici.

 

Norcia, a soli 18 km di distanza da Cascia, si presenta come un condensato di arte, di storia, di sapori. Non deve mai mancare una visita accurata alla piazza, su cui vertono i più importanti monumenti. Essa è a forma di ruota di carro, con al centro la figura benedicente del grande maestro Benedetto, gemello di Scolastica, nati nel 480 d.C. La basilica omonima con i resti della casa natale dell’ Uomo di Dio, con una tela di buona fattura del ‘600, riproducente l’incontro di Benedetto con Totila, e due tondi  (Benedetto e il Goto, Benedetto e il monaco caduto nel torrente).  Attaccata alla chiesa il Portico delle misure, dove fin dal 1500 si svolgeva il mercato. Da notare le misure  di varia grandezza ritagliate nella pietra.  Da non trascurare la visita alla Castellina, elegante fortilizio del XVI sec., opera del Vignola, ora museo civico-diocesano, al palazzo comunale (porticato trecentesco e parte superiore in stile neoclassico del XIX sec.), alla concattedrale di Santa Maria (facciata dei maestri lipicidi lombardi – sec. XVI). Un poco più defilate la bella facciata di una chiesa francescana, ora adibita a biblioteca), la chiesa di sant’Agostino e quella di san Filippo Neri, in stile barocco, con l’immagine miracolosa della Madonna Addolorata. Lungo il Corso Sertorio puoi trovare una accogliente piazzetta dei Caduti, su cui si affaccia il Teatro civico. Fuori della città, racchiusa nelle sue belle mura medievali con sette porte di accesso, ci sono le Marcite (prati irrigui) con diversi  tagli di erba e con tutta una serie di mulini ad acqua, restaurati dalla Comunità Montana. Sapori ed aromi di tartufo, di salumi, di prosciutto, di formaggio aleggiano lungo le vie e per la piazza. Norcia dedica a re tartufo e ai prodotti tipici una mostra-mercato di notevole importanza nell’ultimo fine settimana di Febbraio, come pure una festa religiosa con rievocazioni medievali al grande Benedetto il 21 marzo e l’11 luglio. Conta una buona scuola di Balestrieri, di Tamburini e sbandieratori, una filodrammatica. Una città viva, creativa.

Per gli amanti del paesaggio, della natura, del parapendio e del deltaplano a pochi chilometri li attende un posto di rara bellezza:  Castelluccio con il Pian Grande, Pian Piccolo e il Pian Perduto e la svettante cima del Vettore (2480 m). Siamo nel Parco dei Monti Sibillini: un sogno ad occhi aperti! Bellezza, senso di libertà, leggende, racconti, mistero, magia: è lo svelamento di questo paese ad alta quota (1500 m). Un fascino naturale, contagioso! Il regno delle aquile, delle allodole, di mandrie di pecore e di cavalli, terra della lenticchia di qualità. Oltre Castelluccio altre frazioni attendono il visitatore San Pellegrino e Nottoria con la quercia più grande d’Italia, il castello di San Marco, Ancarano con la sua bella chiesa di Madonna Bianca.

Assisi si allunga sulle pendici del Monte Subasio, al di sopra della pianura in cui scorrono il Topino e il Chiascio. Benché possa vantare un’origine di epoca romana, l’attuale aspetto di Assisi, tanto degli edifici quanto del tessuto urbano, è stato sicuramente determinato dallo sviluppo medioevale. Il nucleo più antico della cittadina è protetto da un apparato difensivo costituito da otto porte di accesso fortificate e da una lunga cinta muraria, ancora in ottimo stato di conservazione, che fa capo a due castelli: la Rocca Maggiore, ricostruita dal Cardinale Albornoz nel 1367 e la Rocca Minore. Assisi, oltre agli edifici di culto di così grande importanza da non poter essere considerati suo patrimonio esclusivo, come la Basilica di San Francesco, il turista potrà visitare anche la Basilica di Santa Chiara e la Chiesa di San Pietro. La prima eretta in forme gotiche fra il 1257 e il 1265, la seconda di poco più antica, decorata da un elegante portale mediano e tre rosoni. Il Duomo, dedicato al patrono San Rufino, mantiene inalterata una splendida facciata con sculture e rilievi; l’interno, invece, ha subito nei secoli interventi di ricostruzione che ne hanno stravolto l’impianto originario del XIII secolo. Sulla Piazza del Comune di Assisi, posta sull’antica area del foro, troviamo il Palazzo dei Priori del 1337, il duecentesco Palazzo del Capitano del Popolo e il tempio di Minerva, costruito durante il periodo augusteo con pronao, colonne e capitelli corinzi ancora intatti. Nelle vicinanze sono visitabili i luoghi legati alla vita di San Francesco, come l’Eremo delle Carceri, immerso in un fitto bosco di querce e lecci sulle pendici del Subasio e il Convento di San Damiano, sorto intorno all’oratorio nel quale la tradizione vuole che il Crocifisso abbia parlato al Santo. Nella pianura, infine, l’imponente Basilica di Santa Maria degli Angeli è stata costruita su progetto dell’Alessi fra il 1569 e il 1679 per proteggere la Cappella della Porziuncola, il povero ritrovo dei primi frati francescani. Tutti coloro che avranno la fortuna di visitare questa splendida cittadina dovranno convenire con chi ritiene che la sua bellezza vada al di là di un breve e, per forza di cose, incompleto elenco di opere più o meno straordinarie, essendo invece da ricercarsi nell’atmosfera dei luoghi che la storia e la fede di San Francesco di Assisi hanno reso unici nel mondo – Fonte: www.bellaumbria.net/it/assisi/

Monteleone di Spoleto si trova su una collina a 978 metri ai cui piedi scorre il fiume Corno; questo caratteristico paesino è apprezzato specialmente in estate, quando molti turisti vi si recano in cerca di refrigerio. Le use origini sono molto remote e nell’antichità, la cittadina era conosciuto con nome di “Brufa”. Le sue sorti, dopo la distruzione della città nel XII secolo seguirono quasi constantemente quelle del ducato di Spoleto, che ne mantenne sempre il dominio. Oggi, tale villaggio che conta meno di 1000 abitanti, vive soprattutto grazie alla fiorente agricoltura del posto. La Torre dell’Orologio, che altro non è che la porta dell’antico castello medioevale, domina il borgo. A qualche metro di distanza si trova il bel palazzo Bernabò, quattrocentesco. La chiesa di San Francesco, del 1300, costituisce la chiesa pi bella del villaggio. Il suo interno è movimentato ed inusuale: due navate di diversa altezza e di diversa copertura si sviluppano in lunghezza, mentre una porta dà accesso al chiostro, in cui si ritrovano i materiali archeologici rinvenuti negli scavi delle vicinanze. All’interno della chiesa e del chiostro anche affreschi trecenteschi e tele risalenti al ‘400-‘500. Altra chiesa degna di nota è quella di San Nicola, interessante soprattutto per le pale dell’ altare attribuite al Ghezzi e al Masucci. Parlando di Monteleone non possiamo non citare La Biga di Monteleone di Spoleto è uno dei reperti archeologici più emozionanti del periodo etrusco. Fu trovata nel 1902 a Monteleone di Spoleto da un contadino intento nei lavori di rinnovo dell’aia della sua casa. Mentre spianava un grosso cumulo di terra il terreno gli franò sotto i piedi, aveva scoperto una tomba del VI secolo a.C. Il contadino vendette a mercanti d’arte fiorentini il carro che, dopo una serie di passaggi in Italia arrivò a Parigi per poi finire al Metropolitan Museum di New York dove è custodita ancora oggi.

Vicino a Monteleone, sorge Poggiodomo su un picco naturale di 974 metri a strapiombo sulla vallata sottostante. Tale paese è uno dei più piccoli del comprensorio. La risorsa principale è l’agricoltura. Il villaggio fu sempre sotto la dominazione delle altre cittadine circostanti e la sua storia non è dunque dissimile alle altre: barbari e terremoti la devastarono durante alterne vicende. Le caste più potenti la difesero durante il medioevo e lo stato pontificio fece il resto. Fu proprio durante il papato di Urbano VIII che il villaggio conobbe il suo periodo più prospero. L’unica chiesa del villaggio è San Pietro che pure reca interessanti cicli pittorici, come gli affreschi del ‘400 e del ‘500. Non lontano da Monteleone, il villaggio di Usigni merita di essere visitato grazie alla bella chiesa barocca di San Salvatore. Commissionata nel 1631 dal cardinale Fausto Poli, segretario privato di Papa Urbano VIII, riflette lo stile delle chiese della Roma del tardo Cinquecento. La facciata si presenta semplice a due ordini con timpano spezzato. È divisa verticalmente da quattro lesene in pietra levigata e orizzontalmente da cornicioni in tre ordini di cui gli ultimi collegati ai fianchi da volute. La parte inferiore presenta una porta rettangolare con un piccolo frontone arcuato abilmente lavorato dagli scalpellini lombardi. La seconda parte ha al centro una finta finestra rettangolare tutta in pietra levigata. Nella terza ed ultima parte campeggia il timpano triangolare in pietra levigata con al centro lo stemma in pietra di papa Urbano VIII e nel fregio mediano, sempre in pietra, vi sono incise le parole: “PER VIRTUTEM CRUCIS SALVA NOS CHRISTE SALVATOR QUI SALVASTI PETRUM IN MARI”. La chiesa fu solennemente consacrata dal cardinale il 20 agosto 1645. Nel 1927 ebbe un primo restauro e dopo il terremoto del 1979 la chiesa e gli affreschi in essa presenti, sono stati di nuovo restaurati.

Il villaggio medievale di Preci è situato a 596 m. di altitudine e vanta una densa frequentazione turistica durante il periodo estivo. Proclamato comune dello stato pontificio nel 1817 da Pio VII, nacque e si sviluppò durante il Medio Evo. Dilaniato nel corso dei secoli dai terremoti e dalle incursioni barbariche, oggi Preci si mostra al turista nella sincera atmosfera e tradizione di tempi remoti. La principale risorsa è il turismo e l’agricoltura, ma anche l’artigianato contribuisce in misura non trascurabile all’economia del paese. La visita turistica di Preci comincia dalla sommità del villaggio dove il palazzo comunale domina la piazza. Nella parte retrostante la chiesa di Santa Caterina offre un pregevole esempio di portale gotico, mentre altri elementi decorativi di ordine romanico ne abbelliscono la facciata. Altra chiesa degna di nota è la chiesa di Santa Maria, con una pietà del XV secolo e una fonte battesimale del XVI. Lasciando il centro storico, a pochi km di distanza si incontrano tre frazioni di Preci, i borghi di Roccanolfi, Poggio di Croce e Montebufo, dove di particolare interesse vi sono le due chiese parrocchiali, ricche di tele cinquecentesche e seicentesche raffiguranti scene del Nuovo Testamento. Parlando di questo splendido comune è doveroso citare l’Abbazia di Santo Eutizio nascosta nel cuore della Valcastoriana (Umbria), a una manciata di chilometri da Norcia, custodisce e tramanda un racconto antico e affascinante: quello di una spiritualità monastica originaria, sintesi di oriente e occidente. L’Abbazia nasce nel 470 per iniziativa di Santo Spes, monaco che fu padre spirituale di Sant’Eutizio, San Fiorenzo e ispiratore del giovanissimo San Benedetto da Norcia. Sant’Eutizio successe a Santo Spes dal 510 e proseguì l’opera di organizzazione della comunità e dell’Abbazia, che in poco tempo raggiunse una notevole importanza. Oltre ai motivi spirituali, l’Abbazia di Sant’Eutizio ottenne una significativa fama per motivi prettamente culturali: fra le sue mura venne redatto uno dei più antichi e completi testi in volgare conosciuti, la Confessio Eutiziana (XI sec.), e si sviluppò fino al XIII secolo un’importante scuola di medicina e chirurgia che diede vita alla Scuola chirurgica preciana, divenuta famosa in tutta Europa.

Cerreto di Spoleto è una cittadina a 557 m. sul livello del mare che deve il suo nome alle foreste ci cerri che crescono nelle immediate vicinanze.I primi riferimenti storici della cittadina risalgono agli albori del 1200. Storicamente, fu durante il Medio Evo che conobbe il massimo splendore, periodo in cui tuttavia, dovette fronteggiare i continui assalti di Norcia e Spoleto. Oggi Cerreto di Spoleto è soprattutto conosciuto per la raccolta dei tartufi neri, mentre da un punto di vista artistico, offre interessanti complessi di edifici pubblici e sacri del periodo a cavallo tra Medio Evo e Rinascimento. Il monumento più conosciuto di Cerreto è senza dubbio il monastero di San Giacomo del XIV-XV secolo. Le pareti interne sono tappezzate da una serie di pitture che si articolano su due file per lo più risalenti al XV secolo. In particolare le storie dei Santi Giovanni e Caterina, oltre alle splendide immagini della Madonna con Bambino e della Crocifissione. La Chiesa di S. Maria De Libera, anche essa di epoca rinascimentale ospita nell’interno delle sue cappelle laterali preziosi affreschi di scuola umbro-marchigiana. Borgo Cerreto è un attraente villaggio nelle immediate vicinanze di Cerreto di Spoleto. Tradizionalmente fu sempre sotto il dominio del più possente villaggio di Cerreto, che ne fece un vero e proprio forte difensivo, come è ancora oggi visibile dai resti delle mura e dei torrioni. Infine sempre nelle vicinanze, in prossimità del villaggio di Ruscio, da non perdere il Santuario della Madonna della Stella, antico eremo agostiniano del 1600. Fonte: http://www.bellaumbria.net/it/monteleone-di-spoleto/

Sellano è situata lungo la valle del torrente Vigi, affluente di destra del Fiume Nera, ed il suo territorio si estende per 85 kmq.
Il capoluogo di Sellano è situato a 640 m s.l.m. Castello che nell’aspetto attuale risulta interamente tardomedievale, sorto in corrispondenza di itinerari che attraverso la valle del Vigi collegavano la Valnerina con Foligno e il Camerte e raggiungevano Spoleto lungo la Via della Spina. Il suo territorio, collocato in una delle aree paesaggisticamente più interessanti e tipiche del Subappennino umbro, è punteggiato da numerosi villaggi, ognuno dei quali conserva memorie e testimonianze di antiche epoche, particolarmente del cosiddetto stile architettonico “romanico campestre” e dell’arte gotica e rinascimentale umbra minore. Frazioni: Apagni, Cammoro, Ceseggi, Molini di Cammoro, Montesanto, Orsano, Piaggia, Postignano, Pupaggi, Villamaggina. Ricorrenze: Sagra della Fojata e della Torta a Sellano (settimana di Ferragosto); Festa della campagna e del Ringraziamento a Sellano: ultima domenica di Ottobre, Festa del beato Jolo a Sellano: 9 Giugno.

Una lunga storia umana e naturale, intimamente connessa in un delicato equilibrio, ha modellato il territorio del castello di Vallo di Nera, fondato nel 1217, sui resti di un’antica rocca a dominio di uno slargo della valle del Nera. Se da un lato il fiume Nera, che in questo tratto scorre incassato tra ripidi versanti ricoperti da boschi, ha creato nel corso dei millenni uno dei complessi vallivi più belli ed interessanti d’Italia, la Valnerina. Dall’altro l’uomo, con le sue esigenze di sopravvivenza e di difesa, ha arricchito il luogo creando uno dei più limpidi esempi di castello di poggio, che gli abitanti hanno conservato con amore e dedizione tanto da far meritare al paese l’onore di rientrare fra “I borghi più belli d’Italia”. Natura e cultura trovano un’autentica simbiosi a Vallo, espressa nell’antico nome del luogo Castrum Vallis, laddove Vallum potrebbe essere ricondotto tanto al luogo fortificato lungo la valle, quanto al longobardo wald, bosco. Così appare ancora oggi Vallo di Nera un castello di pietra in mezzo ai verdi boschi che lo circondano. L’impianto urbano posto sulla sommità di un’altura è assai compatto ed è caratterizzato da strade ad anello in piano e da rampe radiali molto ripide. L’alta torre che svetta sul fianco del paese si moltiplica nelle torri palombare, che costituiscono un elemento peculiare del paesaggio della Valnerina. Queste torri, costruite originariamente con funzioni di difesa, hanno in seguito svolto un importante ruolo nell’economia agraria della zona, in quanto permettevano un’organizzazione verticale delle funzioni: in basso la stalla, sopra l’abitazione, più in alto i granai e, in cima, la colombaia che forniva concime per i campi e carne per gli abitanti. Fuori le mura si sviluppa il borgo “i casali” ingentilito dalle botteghe Cinquecentesche lungo le vie che collegavano Vallo con i comuni limitrofi.

Da vedere

La Chiesa di Santa Maria Assunta

La chiesa di Santa Maria, sorta verso la fine del sec. XIII, era in origine dedicata a S. Francesco insieme all’annesso convento. Racchiusa dalla cinta muraria, con cui confinava, l’ accesso dall’ esterno avveniva attraverso la via che ancora oggi sale in forte pendenza in direzione della facciata. Ripete il tipo della Chiesa francescana ad una navata, coperta a capriate e terminante in una profonda tribuna; è priva di transetto e di cappelle laterali alla tribuna. La facciata è in linea con il romanico spoletino; è in pietre conce, termina al centro con una cuspide ed è arricchita dagli ornamenti del portale ogivale a strombo e del rosone. Una possente torre campanaria si eleva al di sopra del presbiterio, inserita nella cinta del castello. Nell`ampia cella, campana maggiore del sec. XIV. Sulla parete sinistra sporge la nicchia che alloggia l`orologio a pesi.

La Chiesa di San Giovanni Battista

La Chiesa di S. Giovanni battista, parrocchiale, venne costruita al culmine del castello tra il sec. XIII ed il XIV e fu parzialmente ricostruita nel sec. XVI, la data 1575 incisa all`angolo della facciata si riferisce al portale ed al rosone. La facciata è del tipo a vento con campanile a vela (campana maggiore del 1745); sul lato destro due monofore appartenenti alla primitiva costruzione. All`interno, tele del sec. XVII con un altare in stucco ed uno in legno. La parete absidale è interamente affrescata da Jacopo Siculo ed è datata 1536. Nella conca Morte e Incoronazione della Vergine, ispirati alle opere di Filippo Lippi nell’ abside del Duomo di Spoleto. Nel sottarco, il Battesimo di Cristo, Evangelisti e Dottori della Chiesa; sulla fronte dell’ arco Annunciazione ed Eterno Padre; in basso a sinistra i SS Sebastiano e Rocco e a destra Angeli reggi-cortina (con stemma di Spoleto) ai lati di un tabernacolo in pietra datato 1504. Sul lato destro della navata, una nicchia dipinta scoperta nel 1975 mostra una Crocifissione della metà del sec. XVI. Fonte battesimale in pietra locale del sec. XVI.

L’Abbazia di San Felice e Mauro

Varie fonti concordano sulla presenza, in questa parte dell’Umbria, di eremiti siriaci intorno al V secolo. Tra di essi Mauro, il figlio Felice e la nutrice di quest’ultimo, trovarono riparo nella grotta sottostante l’attuale abbazia e da lì iniziarono la loro opera di diffusione del cristianesimo. Visto l’isolamento geografico della Valnerina, molte credenze e pratiche pagane sopravvissero, per un lungo periodo, nonostante l’introduzione della nuova religione. A ciò si deve il mito nato attorno alle gesta di Mauro e Felice che, si narra, sconfissero il drago che infestava il luogo , liberando le popolazioni dal pestifero mostro. Nel mito dell’uccisione del drago si cela quasi sicuramente la bonifica della valle che le esondazioni del Nera rendevano malsana e alla quale molto probabilmente contribuirono i monaci siriaci con le loro cognizioni sulla derivazione e il tracciamento dei corsi d’acqua. Lo stesso pasto che Mauro chiese alla nutrice del figlio di preparagli mentre andava ad uccidere il drago e costituito da cavoli cotti testimonia la situazione di insalubrità del luogo in quanto è noto che tutti i vegetali della famiglia delle crocifere, alla quale i cavoli appartengono sono efficaci antiscorbutici….La chiesa prende il nome dai due eremiti siriani che per primi nel V secolo cristianizzarono gli abitanti di questo luogo, e fu riedificata nel XII secolo ad opera dei monaci benedettini, sopra l’antico sito religioso risalente al periodo del Ducato longobardo di Spoleto. Nella facciata è visibile uno splendido rosone circondato dai simboli dei quattro evangelisti. Nella parte inferiore vi è un bassorilievo rappresentante le scene più salienti della vita dei due Santi. Sulla sommità dell’elegante timpano si può ammirare l’Agnus Dei, raffigurante l’agnello con la croce, simbolo dell’insediamneto benedettino. L’interno della chiesa è ad una sola navata. Il presbiterio è sopraelevato e vi si accede salendo gradini in pietra, sette come le virtù. Il catino absidale è ornato dal Cristo Benedicente tra due angeli, dipinto dal maestro di Eggi alla metà del Quattrocento. Nel tamburo la Madonna col Bambino tra S.Sebastiano e Santa Appollonia. Si possono inloltre ammirare sulla parete destra gli affreschi di S.Felice che uccide il drago e S.Michele Arcangelo., inoltre sulla parete sinistra un’Adorazioni dei Magi, tutte e tre gli affreschi risalgono al XV secolo ed è sconosciuta la mano dell’artista. Sottostante l’altare vi è la cripta a due navate divise da una colonna romana capovolta. La parte più antica dell’edificio dove sono conservate, all’interno di un sarcofago romano in pietra locale protetto da un’antica ferrata, le spoglie di S.Mauro, S.Felice e della nutrice Eufrosia. Nei pressi della primitiva cella monastica sorse il monastero fondato da S.Mauro e restaurato in occasione dell’ultimo Giubileo. Dipendente dall’Abbazia di Farfa, o dalla vicina Abbazia di San Pietro in Valle, ospitava numerosi monaci congregati sotto la Regola Benedettina. Nel sec. XII, si elevò al rango di Priorato, alle dipendenze dell’Abbazia di Sassovivo. In seguito, il priorato passò al clero secolare e , nel 1535, da Clemente VII, fu concesso in commenda alla famiglia Lauri di Spoleto…

Il legame con il fiume è testimoniato anche dalla tradizione orale secondo la quale in questa valle vissero due santi eremiti provenienti dalla Siria, Mauro e suo figlio Felice. Secondo il mito la gente chiese loro di essere liberata da un drago che con il suo fiato mefitico rendeva l’aria irrespirabile ed insalubre. Mauro affrontò il drago e l’uccise, Felice piantò in terra il bastone che subito germogliò con fiori e frutti. La metafora della bonifica del luogo attraverso la sottomissione ed il governo delle acque, l’uccisione del drago, è splendidamente illustrata dal bassorilievo posto sulla facciata della Chiesa di San Felice di Narco. La presenza degli eremiti siriani in tutta Valnerina è attestata sin dal sec. VI d.c., epoca di violenze ed insicurezza seguite al collasso dell’impero romano, che vide il moltiplicarsi di monaci ispidi e solitari, ma pieni di fede, tra gli anfratti di questi monti e nei boschi abitati dalle fiere. Ancora oggi ci si può recare nelle grotte eremitiche dove gli anacoreti solevano ritirarsi in preghiera in tutta la Valnerina, solo a Sant’Anatolia è possibile recarsi alla grotta del drago, nei pressi del piccolo paese di Castel San Felice, dove in un anfratto, oltre il ponte medievale si dice si nascondesse il drago.

Da vedere

Il Museo della Canapa

Il Museo della Canapa, una delle antenne dell`Ecomuseo della Dorsale appenninica Umbra, ha il fine di studiare, conservare e valorizzare i saperi tradizionali e il patrimonio storico e antropologico legato alla coltivazione della canapa in Valnerina. Il primo piano è interamente dedicato al ciclo di coltivazione, macerazione e trasformazione della canapa, tradizionalmente coltivata in tutta la Valnerina esclusivamente per uso tessile e per cordami. Il secondo piano è dedicato ai lavori preparatori alla tessitura, all’orditura, alla tessitura, alla collezione tessile. Il laboratorio didattico con telai manuali è aperto su prenotazione a singoli, gruppi e scuole. Il servizio di visite guidate è a pagamento.

Scheggino è un castello di pendio a forma triangolare, coronato al vertice dal Cassero dell’antica rocca. Il paese sorge sulla riva sinistra del fiume Nera in corrispondenza di un restringimento della valle fluviale, conferendo al castello la funzione di guardia di un passaggio obbligato dell’antica strada della Valnerina. L’area più a monte, subito al di sotto del cassero chiamata “capo la terra”, è la parte più antica protetta dalle mura medievali. Scendendo verso valle, lungo le strette viuzze sormontate da archi in pietra, si raggiunge il borgo Cinquecentesco che si allunga a fianco del canale che alimentava l’antico mulino. Alle due estremità del paese le porte della città, Porta del Pozzo e Porta Valcasana. Da Porta Valcasana, attraversando il parco e la peschiera omonime, ricche di acque sorgive ed oggi utilizzate per la pesca sportiva della trota, si raggiunge la “Via del Ferro”, la strada utilizzata per il trasporto dei materiali delle miniere e delle ferriere, che da Scheggino raggiungeva Monteleone di Spoleto attraversando l’area naturalistica del Parco del Coscerno-Aspra, dove ancora nidificano le aquile. Il percorso un tempo era utilizzato per le migrazioni stagionali legate alla transumanza dei greggi che dalla montagna si dirigevano verso le pianure del Lazio e della Maremma. Risalendo gli stretti vicoli in pietra di Scheggino si giunge di fronte alla Chiesa di San Nicola e si viene accolti da un ampio ed alto portico, le cui dimensioni sono dovute al fatto che oltre alla funzione religiosa di accogliere i fedeli, veniva utilizzato come luogo di riunione per i consigli comunali. L’edificio è documentato sin dal 1210 e fu ampliato e rinnovato fra i secoli XVI e XVII, il prospetto con l’ampio portico, la divisione in tre navate ed il ciclo di affreschi all’ interno risalgono a questo periodo. Nell’interno, la decorazione a stucco del sec. XVIII si inserisce con naturalezza ed eleganza nell’ originale struttura cinquecentesca a tre navate, divise da colonne in pietra. Nella navata destra si osserva una Madonna del Suffragio, tela del sec. XVII con la curiosità iconografica del committente che versa da un vaso acqua sulle fiamme del Purgatorio. Nella cappella a destra dell’ altar maggiore, Madonna in gloria ed i SS. Giovanni Ev. in oleo, Giacomo, Rocco, Sebastiano e Nicola di Bari, tela di Guidobaldo Abbatini (1644), che come molte opere presenti nella zona, anche questa proveniva da Roma, per mediazione del cardinal Poli, cui i massari di Scheggino si erano rivolti per ricevere aiuto e consiglio. Nell’abside, Incoronazione di Maria, SS. Giovanni Battista e Nicola e Presepio, affreschi di Giovanni di Girolamo (1526) e Piermarino di Giacomo (1533), seguaci dello Spagna. Nella cappella a sinistra Madonna del Rosario di Perino Cesarei (1595). Nella navata sinistra S. Filippo Neri, tela del sec. XVIII. Sulla controfacciata, organo del sec. XIX.

Spoleto, pur mostrando anche nel tessuto urbanistico evidenti influssi di epoca romana, mantiene sostanzialmente intatto un aspetto antico – medioevale, dovuto al periodo in cui fu prima fiorente Ducato longobardo, e poi importante centro dello Stato pontificio. Alle più antiche origini di Spoleto appartengono l’arco di Druso del 23 d.C. (presso la chiesa romanica di Sant’Ansano), il Teatro romano, la cui costruzione si fa risalire ai primi anni dell’ Impero, oltre alla basilica paleocristiana del IV secolo di San Salvatore (a circa 1.2 km a nord). A poca distanza dalla duecentesca chiesa di S. Gregorio Maggiore, caratterizzata dalla suggestiva zona absidale e dal presbiterio rialzato, si trovano ancora un Ponte Romano detto anche Sanguinario a tre arcate in blocchi di travertino e l’anfiteatro del II sec. d.C. Monumenti di epoca più recente ma di altrettanto fascino sono le chiese di San Domenico e di San Ponziano entrambe erette intorno al XII secolo. Di grande interesse è sicuramente la Basilica di San Pietro per gli straordinari bassorilievi che ne ornano la facciata duecentesca. Dallo spazio antistante San Pietro si gode un’ampia vista che abbraccia tutta Spoleto fino al possente Ponte delle Torri, (dieci arcate alto 80 metri e lungo ben 230), il quale collega la Rocca, realizzata a partire dal 1352 per ordine del Cardinale Egidio Albornoz e su progetto di Matteo Gattaponi, alle pendici del monte che domina la cittadina. Proprio Monteluco fu il monte sacro agli anacoreti che qui si stabilirono a partire dal VII sec. fondando il convento di San Francesco a circa 8 km dal centro abitato e la chiesa di San Giuliano. Sicuramente indimenticabili per chi ha la fortuna di visitare questi luoghi saranno l’intero complesso del Duomo eretto nel XII sec. e caratterizzato oltre che dalla ricchezza degli arredi interni dai mosaici bizzantineggianti della sua facciata, e la Chiesa romanica di Sant’Eufemia. Fra le più importanti manifestazioni che sono organizzate nella città merita senza dubbio una particolare menzione il Festival dei Due Mondi. Fonte: www.bellaumbria.net/it/spoleto/

Terni, l’antica Interamna Nahartium (“terra tra due fiumi”, cioè il Nera ed il Serra), fu la patria dell’imperatore Marco Claudio Tacito e dello scrittore Cornelio Tacito nonché di altri importanti personaggi del passato. Dopo la metà del XIX secolo, Terni fu partecipe di quella rivoluzione industriale che le valse l’appellativo di “Manchester italiana”. Il suo assetto attuale, soprattutto a causa dei pesanti bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale, è prevalentemente moderno e dinamico. Nonostante questo, Terni conserva parte del suo centro antico ed alcuni notevoli monumenti.  Tra questi ricordiamo in particolare la Chiesa di San Francesco, duecentesca, con la bellissima Cappella Paradisi con affreschi del ‘300; l’antica chiesetta di Sant’Alò, piccolo gioiello romanico; la Chiesa di San Salvatore, sorta probabilmente su un preesistente Tempio del Sole di epoca romana; quella di San Pietro con la sua interessante struttura absidale ed il suo chiostro; ed infine il Duomo, eretto nel XVII secolo. Degni di nota sono anche i resti dell’Anfiteatro romano, delle antiche mura e i quartieri medievali, con resti di antiche torri e bei palazzi. Tra questi è particolarmente interessante Palazzo Spada, attribuito al Sangallo. Terni, tuttavia, è soprattutto interessante per la sua architettura moderna: all’architetto Ridolfi, uno dei maggiori del nostro secolo, si deve piazza Tacito con la sua caratteristica fontana, corso del Popolo e largo villa Glori. Al famoso artista Arnaldo Pomodoro si deve invece l’Obelisco “lancia di luce”. Qui inoltre si trova la Basilica di San Valentino che custodisce il corpo del Santo, vescovo della città martirizzato nel III secolo d.C., oggi eletto in tutto il mondo patrono degli innamorati. A 6 km dal centro si trova la Cascata delle Marmore, che con un salto complessivo di 165 metri è la cascata più alta d’Europa. Nelle più immediate vicinanze meritano una visita i resti di Carsulae antica città romana, il grazioso paese medioevale di Cesi ed il Lago di Piediluco con il suggestivo paesino omonimo. Fra le più importanti manifestazioni che sono organizzate nella città merita senza dubbio un nota particolare la rievocazione di tradizioni popolari del Cantamaggio. Fonte: www.bellaumbria.net/it/terni/

Montefalco, posto in una posizione dominante sulle valli del Topino e del Clitunno, offre la vista di un ampio panorama delle terre umbre. Gli edifici pi importanti da visitare all’interno delle antiche mura di Montefalco sono senz’altro il palazzo comunale di origine duecentesca come la chiesa di Sant’Agostino, la chiesa romanica di San Bartolomeo con la vicina Porta di Federico II del 1244 e la chiesa di Santa Chiara al cui interno troviamo dipinti di scuola umbra. In nessun caso si dovrà però dimenticare di visitare la chiesa trecentesca di San Francesco, che oggi ospita il Museo Civico di Montefalco; infatti, al suo interno potremo trovare tanto dipinti di grande livello come un Presepio del Perugino, quanto lo straordinario ciclo di affreschi delle “Storie di San Francesco” di Benozzo Gozzoli. Poco lontani dal centro abitato, sorgono la chiesa cinquecentesca di Sant’Illuminata e quella quattrocentesca di San Fortunato che ospita nella lunetta del portale e nell’altare di destra ancora opere di Benozzo Gozzoli. Fra i più importanti prodotti tipici del paese va assolutamente ricordato il vino Sagrantino. Fonte: www.bellaumbria.net/it/montefalco/

Fra Foligno e Spoleto, Trevi sorge, come la maggior parte dei borghi medioevali della zona, su un colle in posizione dominante rispetto alla pianura dove scorre il Clitunno. L’origine di Trevi si perde nella notte dei tempi. Autori latini la classificano come una città degli Umbri e il recente ritrovamento di una epigrafe lo conferma, ma nel suo territorio stanziarono civiltà preistoriche, come attestano ritrovamenti del paleolitico. Acquistò grande rilevanza quando, in età imperale, fu ripristinato l’antico corso della Flaminia e si sviluppò in pianura, in località Pietrarossa, una vera “civitas” con edifici monumentali di cui rimangono numerosi resti, mentre sul colle seguitò a sussistere l’arce fortificata con robuste mura del I sec. a.C. tuttora visibili. Anticamente aveva giurisdizione su gran parte della valle sottostante fino ai Monti Martani e su molte “ville” della zona montana ad est. Fu sede di diocesi fino all’inizio del II millennio,  gastaldato longobardo e successivamente (inizi sec.XIII) libero comune. Tornata nel 1438 al diretto dominio della Chiesa sotto la legazione di Perugia, seguì le sorti dello Stato Pontificio fino all’unificazione. Nel basso Medioevo e nel Rinascimento ebbe il suo periodo migliore, caratterizzato da straordinari commerci ( veniva chiamata “il porto secco”) e vivacissima attività culturale. Nel 1469 vi fu eretto uno dei primissimi Monti di Pietà e nel 1470 vi si impiantò una tipografia, la quarta in Italia, gestita dalla prima società tipografica di cui si abbia memoria. Nel 1784  fu reintegrata al titolo di città da Pio VI. Uno dei momenti artistici più interessanti per chi visiterà questa cittadina è sicuramente la Chiesa di San Emiliano del XII secolo, con tre absidi ornate da lesene e archetti su mensole. All’ interno troviamo invece l’altare del Sacramento, opera di gusto raffinato attribuito a Rocco da Vicenza (1522). Oltre alla chiesa di San Francesco, gotica del 1200, che ospita affreschi del XIV e XV secolo, è bene visitare anche nel quattrocentesco palazzo comunale la Pinacoteca dove si possono ammirare una Madonna del Pinturicchio e un ‘ Incoronazione di Maria dello Spagna. Poco fuori dal paese si raggiungono in breve la Madonna delle Lacrime (1487) con un bell’ affresco del Perugino e la Chiesa romanica di San Pietro a Bovara. Fonte: www.bellaumbria.net/it/trevi/

Spello sorge fra Assisi e Foligno, adagiata su uno sperone del Monte Subasio al di sopra di una fertile pianura irrigua. Fra le città della zona è quella che sicuramente annovera il maggior numero di testimonianze di epoca romana; la cinta muraria, poi fondamenta per quella medioevale, i resti del teatro, dell’ anfiteatro, delle terme e le splendide Porta ConsolarePorta Urbica e Porta Venere di epoca augustea. Salendo verso l’ alto si raggiunge la chiesa, costruita fra il XII e il XIII secolo, di Santa Maria Maggiore la quale benché mostri una bella facciata rifatta con materiali antichi nel 1644 contemporaneamente ad una modifica dell’impianto architettonico, ha al suo interno il più grande tesoro. E’ infatti qui la splendida Cappella Baglioni, sul lato sinistro della navata, dipinta dal Pinturicchio con le immagini dell’ Annunciazione, della Natività e della Disputa al Tempio, oltre ad altri affreschi dello stesso autore nelle cappelle della crociera e del Perugino sui pilastri di accesso al presbiterio. Non lontano possiamo visitare la chiesa duecentesca di S. Andrea che ospita la tavola Madonna e Santi del Pinturicchio. Non bisogna dimenticare il palazzo comunale in Piazza della Repubblica con un bel portico ogivale e la chiesa di S. Lorenzo con resti dell’ antico edificio del XII secolo. Dai ruderi della rocca trecentesca, situata sulla sommità del colle, si domina la valle del Topino e i colli tutt’ intorno. Appena fuori dell’ abitato sorgono la chiesa romanica di S. Claudio e la Chiesa Tonda eretta nel periodo rinascimentale a croce greca e con cupola ottagonale. Fonte: www.bellaumbria.net/it/spello/

L’antica cittadina di origini romane di Bevagna è collocata al margine occidentale della piana di Foligno, ai piedi del gruppo collinare dove sorge Montefalco, presso l’ ansa del fiume Timia. L’aspetto odierno è sicuramente il frutto dello sviluppo medioevale, infatti benchè i Romani avessero impostato l’ antica Menania in modo tale che la via Flaminia fosse il decumano della cittadina, oggi il baricentro urbano è posto più a sud. Sono assolutamente da non perdere in Piazza Silvestri il palazzo gotico dei Consoli, posto singolarmente in obliquo rispetto agli assi viari e le Chiese di San Silvestro (1195 d. C.) e di San Michele Arcangelo; la fontana che completa la scenografia di questo eccezionale spazio pubblico è invece un rifacimento di epoca ottocentesca. Ancora oggi sono ben conservate le porte medioevali della cittadina, anche in seguito ad interventi ricostruttivi come quello del 1797 su Porta San Venanzo e lunghi tratti dell’ antica cerchia di mura. Non mancano, inoltre, testimonianze delle origini più antiche di Bevagna: i resti di un tempio del II secolo d.C. sul quale fu successivamente eretta la Chiesa medioevale della Madonna della Neve, il teatro romano (II secolo d.C.) che rimane a far da fondamenta ad un isolato circolare lungo il corso dell’antica Flaminia e i notevoli resti di mosaici appartenenti forse ad un edificio termale che rappresentano animali marini. Fra le più importanti manifestazioni che sono organizzate nella città merita senza dubbio una nota particolare la rievocazione storica del Il Mercato delle Gaite. Fonte: www.bellaumbria.net/it/bevagna/

Foligno è uno dei rari centri storici dell’Umbria edificato in pianura, sorto come è sulle rive del Topino là dove il fiume sbocca nella valle. La zona vide prosciugare grandi aree paludose con interventi successivi, prima in epoca romana, poi nel XV e XVI secolo fino a quelli definitivi nell’ 800. Il momento più significativo di una visita a Foligno è probabilmente rappresentato dalla visita a Piazza della Repubblica e all’attigua Piazza Duomo. La prima, nel suo attuale assetto, con sagoma allungata e l’innesto di quattro strade agli angoli, risponde ai canoni più generali con cui tra il XII e il XIII secolo venivano progettate molte piazze comunali umbre; su di essa si affacciano il Duomo, il Palazzo Comunale eretto fra il 1262 e il 1265, il Palazzo Pretorio, il Palazzo Orfini del 1515 e il Palazzo Trinci, che conserva tracce delle belle decorazioni e alcune sale pregevolmente affrescate. I turisti più attenti non dovrebbero lasciare Foligno senza aver visitato la chiesa romanica di Santa Maria Infraportas ed a soli 6 km dal centro l’abbazia di Sassovivo (in questo momento in parziale restauro). La prima è caratterizzata, oltre che dagli affreschi del 400 e del 500, dalla bella torre campanaria e da un portico del XI secolo, la seconda invece si ricorderà per il chiostro romanico duecentesco su 128 esili colonne e per l’atmosfera mistica che si respira negli ambienti benedettini. Fra le più importanti manifestazioni organizzate nella città merita senza dubbio una nota particolare la Giostra della Quintana. Fonte: www.bellaumbria.net/it/foligno/

Perugia, la grande “Arce Guelfa” sorge al centro della regione, con i 5 rioni storici racchiusi dalle mura Etrusche: enormi bastioni formati da ciclopici massi, squadrati e messi in opera 22 secoli fa ed ancora visibili per lunghi tratti. Quando la città di Roma era poco più di un accampamento di capanne, nella Perugia etrusca si entrava da ben 7 porte, tra cui particolarmente imponente, la Porta Pulchra o d’Augusto. Entrando da Porta San Pietro, rifatta all’esterno da Agostino di Duccio nel 1475, s’incontra a destra la Basilica di San Domenico; nei chiostri e nel convento attiguo è stato ordinato l’importantissimo Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria. Si raggiunge poi, la Piazza del Sopramuro, dove si allineano il palazzo quattrocentesco dell’Università Vecchia, unito al Palazzo del Capitano del Popolo; proseguendo, dopo una breve salita, si apre una delle importanti piazze d’Italia: la Piazza Grande di Perugia (Piazza IV Novembre) un superbo complesso monumentale che comprende il Palazzo dei Priori, la Cattedrale, e al centro la Fontana Maggiore del ‘200. All’estremo opposto di Corso Vannucci si trova un famoso giardino-belvedere che è stato creato sopra il basamento della Rocca Paolina, ossia la fortezza fatta erigere da Papa Paolo III nel 1540. Questo basamento racchiude, come sotto un’enorme campana, un intero quartiere della città vecchia, una città morta, una specie di Pompei Medievale che è stata rimessa in luce e di cui la visita è oltremodo affascinante. Le salite e le gradinate sono di norma ripide, sia quelle che risalgono alle età più remote sia quelle tracciate in epoche più recenti. Ad esempio la rampa di Via delle Prome, partendo dall’Arco d’Augusto, conduce al punto più alto della città, dove sorgeva la fortezza di Porta Sole eretta nel secolo XIV dal Gattapone e in seguito distrutta a furore di popolo. Anche la più fugace visita a questo centro d’arte di storia e di cultura non deve trascurare il complesso di San Francesco, e l’Oratorio di San Bernardino: capolavoro d’Agostino di Duccio, che, ricoprendone la facciata di bassorilievi di incantevole grazia e finezza di modellato, ne fece un piccolo poema della scultura rinascimentale. Fra le più importanti manifestazioni che sono organizzate nella città meritano senza dubbio note particolari il festival musicale di Umbria Jazz e la manifestazione gastronomica di Eurochocolate. Da ricordare inoltre a Perugia, soprattutto per i bambini è la Città della Domenica, primo parco divertimenti d’Italia! Fonte: www.bellaumbria.net/it/perugia/

Sono varie le ipotesi sull’origine del nome della città: la parola Todi potrebbe derivare dalla parola “confine” (“tutere”), oppure dall’etrusco “tudicolare”; oppure da “tutus” (luogo alto e fortificato”). Esistono vari miti riguardo le origini di Todi, ma la storia dice che la città fu fondata dagli Umbri nel 2700 avanti Cristo. In seguito, il popolo etrusco prima e quello romano dopo III secolo avanti cristo) se ne impadronirono lasciandovi numerose testimonianze, come i Nicchioni Romani di piazza del Mercato Vecchio, in origine probabilmente facenti parte di una basilica. Nell’88 avanti Cristo Marco Crasso spogliò dei suoi beni la città, che in seguito alla caduta dell’Impero Romano fu depredata pi volte. è di questo periodo la figura del santoVescovo Fortunato che divenne il protettore della città. Nel medio evo Todi fu acerrima nemica della vicina Orvieto. Nel XII secolo divenne libero Comune, inaugurando un periodo molto fortunato, nel quale la città si arricchì di pregevoli monumenti, tra i quali il Palazzo del Capitano , il Palazzo dei Priori , il Duomo , e l’interessantissima Chiesa di San Fortunato. Nel 1236 nacque il pi famoso cittadino tuderte,Jacopone da Todi, uno dei primi poeti dialettali d’Italia. Nel 1500, dopo un lungo periodo di decadenza, la città beneficiò della spinta artistisca e innovatrice dell’epoca rinascimentale; un magnifico esempio è il Tempio della Consolazione. A questo impulso artistico contribuì molto il Vescovo Angelo Cesi che realizzò numerose opere d’arte. Fonte: www.bellaumbria.net/it/todi/

Sul finire del sec. IX, un nobile romano di nome Arrone, inoltratosi nella Valnerina, si impossessò di uno dei promontori rocciosi che vi si ergevano e vi costruì un castello fortificato, inizialmente in legno e poi ricostruito in muratura.Questo castello fu il primo nucleo del paese, che prese da lui il nome. Il feudo in seguito giunse ad estendersi da Papigno a S. Pietro in Valle, da Miranda a Labbro, dal Lago di Piediluco a Melaci e a Polino. Durante il XIII secolo gli Arroni persero progressivamente terre, autonomia e prestigio in favore di Spoleto. Gli uomini di Arrone, allora, nel 1315, riscattarono tutto il territorio comunale dagli antichi signori, si dettero uno statuto (1542) e si fecero animatori della rivolta della Bassa Valnerina contro il sistema feudale spoletino (sec. XVII-XVIII). Incendiato e saccheggiato dai francesi nel 1799, con la restaurazione del governo pontificio, furono aggregate ad Arrone come frazioni comunità fino a quel momento autonome.La parte alta dell’abitato conserva l’originale struttura medioevale, con le Antiche Mura, e i tipici stretti e pittoreschi vicoli. La vicinanza del paese al Fiume Nera ha permesso il prodursi di numerose manifestazioni ad esso legate quali gare di discesa in canoa, in natanti autocostruiti ecc che si tengono durante tutta l’estate. Da non perdere ad Arrone anche la rappresentazione del presepe vivente.

Le origini di Orvieto risalgono alla civiltà etrusca: i primi insediamenti, sono del IX° secolo a.C. e si localizzarono all’interno delle grotte tufacee ricavate nel massiccio su cui sorge attualmente la città. Dopo essere stata annessa nel III° secolo a.C. ai territori di Roma, Orvieto rimane sotto la sua dominazione fino al declino dell’Impero Romano d’Occidente. Diviene poi libero Comune, e durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini, è strenua oppositrice del Barbarossa, rimanendo fedele al Papa. Forte della considerazione dello Stato Pontificio, Orvieto può così prosperare per tutto il Medioevo, raggiungendo l’apice dello sviluppo nel XIII° secolo con la costituzione del Consiglio generale dei 400 e l’elezione del Capitano del Popolo. E’ durante questo periodo che si ebbe un fervido lavoro di costruzione di palazzi ed edifici sacri tra cui spicca il celeberrimo Duomo, risalente al 1263, indubbiamente la testimonianza architettonica più importante della città, con la sua splendida facciata gotica e con la ricchezza delle decorazioni e delle cappelle interne. Nella città antica troviamo poi il Pozzo di San Patrizio, edificato nel 1527 su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, il Palazzo dei Sette del 1300, il Palazzo del Capitano del Popolo (XII° secolo) nel quale si tenevano le riunioni del Consiglio Popolare, le chiese di S. Andrea (XII° secolo), S. Domenico (XIII° secolo), S. Giovenale (XI° secolo), Palazzo Soliano (1262) al cui interno sono ospitati due musei : il Museo dell’Opera del Duomo ed il Museo d’Arte Moderna. Inoltre si ricordano il Teatro Mancinelli (1866), la suggestiva Città Sotterranea e la Necropoli del Crocefisso del Tufo risalenti al periodo etrusco. Fonte: www.bellaumbria.net/it/orvieto/

Nel cuore verde dell’Umbria, tra i canneti e l’incantevole ninfea bianca, si stende il lago Trasimeno, un vero e proprio paradiso naturale in cui si affollano anatre selvatiche, cormorani, il nibbio, il martin pescatore. A fare da cornice, al di là del declivio pianeggiante, dolci colline con boschi che si alternano a campi di girasole e di mais, vigneti e distese di olivi.
Qui l’agricoltura è molto praticata e in maniera tradizionale. Diversi sono i comuni del Trasimeno: alcuni si affacciano direttamente sul lago, altri distano poco ma risentono del fascino e dell’attrattiva di questo specchio d’acqua.
Castiglione del Lago, per esempio, sorge su un promontorio di roccia calcarea, sotto il quale si trovano i resti di numerose tombe etrusche; qui si possono ammirare il castello e le mura medievali del Palazzo Ducale,  collegato da un camminamento locale alla Rocca del Leone, uno dei più importanti esempi di architettura militare umbra. A Città della Pieve, silenzioso e caratteristico borgo medioevale, anch’esso abitato dagli Etruschi e dai Romani, è presente il vicolo più stretto di Italia. Luogo natale del pittore Pietro Vannucci, detto il Perugino, questo Comune ospita diverse opere dell’artista, dalla Madonna col Bambino, conservata nella cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio, allo stupendo affresco L’Adorazione dei Magi, presso Palazzo della Corgna, magnifica dimora signorile. Anche nella piccola Panicale, non distante da Città della Pieve, si possono ammirare due affreschi del Perugino, il Martirio di San Sebastiano e la Madonna in Gloria, custoditi nella quattrocentesca Chiesa di S.Sebastiano. Dal borgo medievale di Passignano, dove è presente la trecentesca Torre di Ponente, si può raggiungere in battello l’Isola Maggiore, ancora abitata. In questo magnifico luogo in cui è conservato ancora il quattrocentesco villaggio dei pescatori sono anche presenti la chiesa romanica di San Salvatore del XII secolo, quella di San Michele Arcangelo del XIV secolo e la Villa Isabella dei Marchesi Guglielmi. Maggiore è raggiungibile anche da Tuoro sul Trasimeno, antica città etrusca, nota perché sul suo territorio si svolsero le fasi decisive della battaglia tra Annibale e Caio Flaminio, e proprio sulla tomba del comandante romano si erge il rinascimentale palazzo Capra. L’isola più estesa del lago (ce ne sono tre) è tuttavia quella di Polvese, disabitata e destinata a parco pubblico, qui si possono ammirare il Monastero di S.Secondo, la Chiesa di S.Giuliano e un castello del XIV sec., recentemente ristrutturato. A circa dieci chilometri da Passignano, invece, si trova il piccolo paese di Castel Rigone, dove è conservato uno dei principali capolavori architettonici del Rinascimento umbro: il santuario Maria Santissima dei Miracoli. Non distante si trova Magione, borgo dominato dal Maestoso Castello dei cavalieri di Malta e rinomato per la produzione di rame battuto, lavorato a sbalzo. Fonte: www.italia.it/it/idee-di-viaggio/laghi/il-lago-trasimeno-e-i-suoi-borghi.html

Simbolo di Città di Castello è il gruppo di campanili che la rende subito riconoscibile e che rappresentano una sorta di “summa” delle sue stesse vicende storiche, fortemente caratterizzate dalla contrapposizione tra il potere civico e quello religioso.  A testimonianza del passato medievale, in alcuni tratti è visibile la doppia cinta muraria, ancora intatta in molti punti. Cominciamo il nostro tour dalla circonvallazione ovest dove si trovano a trecentesca Porta Sant’Andrea ed il Torrione San Giacomo. Proseguiamo poi nel centro storico dove potremo ammirare il Palazzo del Podestà che conserva integra una sola facciata, quella verso Corso Cavour, ornata da nove volte ogivali aperte a sesto acuto, con lunette arricchite di stemmi e fregi, in pietra, al piano terreno e da una serie di stupende bifore al piano nobile. Un arco più ampio segna il voltone d’ingresso al Palazzo e comunica con il loggiato seicentesco che si apre sulla bella Piazza Fanti. La facciata del Palazzo che dà su Piazza Matteotti appare di impianto neoclassico e fu terminata da Nicola Barbioni nel 1687. Caratteristico il quadrante della Rosa dei Venti che ospita anche un doppio orologio delle ore e dei minuti. Assolutamente da non perdere Piazza Matteotti, il “centro del centro” della città. Vi si affacciano, oltre alla facciata neoclassica del Palazzo del Podestà, il Palazzo Bondi-ManciniPalazzo Vitelli-BufaliniPalazzo Cappelletti in stile tardo rinascimentale e la facciata laterale di Palazzo Bufalini. La suggestivo Torre civica del XIII secolo, dall’originale aspetto prismatico, conserva murati alcuni stemmi di pietra e la traccia dell’affresco che i Priori commissionarono a Luca Signorelli nel 1474. Simbolo del potere comunale (fu anche adibita a carcere) la Torre è nota come “Torre del Vescovo”, perché unita a Palazzo Vescovile, più volte riedificato sino ad avere l’attuale aspetto settecentesco. Tra le cose da fare a Città di Castello non può mancare una camminata fin sulla cima per godere della incomparabile veduta sul centro storico, sulla verdissima collina della Montesca e sull’intera vallata alto-tiberina. Altri punti d’interesse della città sono la Torre Cilindrica, la Cattedrale di San Florido e ilPalazzo Comunale. Per gli amanti dell’arte povera due musei d’eccezione: il Museo Burri e la Pinacoteca. Le opere del celebre artista Alberto Burri si trovano in parte a Palazzo Albizzini che ospita130 opere come Catrami, Muffe, Gobbi, Sacchi, Legni, Ferri, Combustioni, Cretti e Cellotex e in parte agli Ex Seccatoi del Tabacco. Fonte: www.bellaumbria.net/it/itinerari/cosa-vedere-a-citta-di-castello-in-un-giorno/

Adagiata alle falde del Monte Ingino, Gubbio è tra le più antiche città dell’Umbria, meravigliosamente conservata nei secoli e ricca di monumenti che testimoniano il suo glorioso passato. Testimonianza delle sue antiche origini sono le Tavole Eugubine, uno dei più importanti documenti italici ed il Teatro Romano situato appena fuori le mura. Sovrastata dall’alto dalla monumentale Basilica di Sant’Ubaldo che custodisce le spoglie incorrotte del Patrono, Gubbio ospita capolavori architettonici che simboleggiano e richiamano la potenza di questa città-stato medievale. All’inizio del XIV secolo risale il superbo complesso urbanistico formato dal Palazzo dei Consoli, divenuto il simbolo della città, dalla Piazza Pensile e dal Palazzo Pretorio. Da ricordare inoltre i palazzi Beni, del Bargello con la famosa fontana, del Capitano del Popolo. di pure linee rinascimentali il Palazzo Ducale di Francesco Giorgio Martini che richiama e documenta il significativo periodo vissuto sotto la signoria dei Montefeltro del cui ducato la città era parte integrante. Di grande interesse sono anche la Cattedrale (sec. XII), Santa Maria Nuova (nel cui interno si ammira la Madonna del Belvedere dipinta da Ottaviano Nelli nel 1413), Chiesa e convento di Sant’Agostino (sec.XIII ) con all’interno affreschi del Nelli, Chiesa e Convento di San Francesco (Sec.XIII), San Giovanni (Sec.XII) caratterizzato dalla facciata e dal campanile in stile romanico, San Pietro ampliata nel 1505 e San Domenico ampliata nel XIV secolo. Fra le più importanti manifestazioni che sono organizzate nella città meritano senza dubbio note particolari la Corsa dei Ceri e la rievocazione storica del Palio della Balestra. Fonte: www.bellaumbria.net/it/gubbio/