Una lunga storia umana e naturale, intimamente connessa in un delicato equilibrio, ha modellato il territorio del castello di Vallo di Nera, fondato nel 1217, sui resti di un’antica rocca a dominio di uno slargo della valle del Nera. Se da un lato il fiume Nera, che in questo tratto scorre incassato tra ripidi versanti ricoperti da boschi, ha creato nel corso dei millenni uno dei complessi vallivi più belli ed interessanti d’Italia, la Valnerina. Dall’altro l’uomo, con le sue esigenze di sopravvivenza e di difesa, ha arricchito il luogo creando uno dei più limpidi esempi di castello di poggio, che gli abitanti hanno conservato con amore e dedizione tanto da far meritare al paese l’onore di rientrare fra “I borghi più belli d’Italia”. Natura e cultura trovano un’autentica simbiosi a Vallo, espressa nell’antico nome del luogo Castrum Vallis, laddove Vallum potrebbe essere ricondotto tanto al luogo fortificato lungo la valle, quanto al longobardo wald, bosco. Così appare ancora oggi Vallo di Nera un castello di pietra in mezzo ai verdi boschi che lo circondano. L’impianto urbano posto sulla sommità di un’altura è assai compatto ed è caratterizzato da strade ad anello in piano e da rampe radiali molto ripide. L’alta torre che svetta sul fianco del paese si moltiplica nelle torri palombare, che costituiscono un elemento peculiare del paesaggio della Valnerina. Queste torri, costruite originariamente con funzioni di difesa, hanno in seguito svolto un importante ruolo nell’economia agraria della zona, in quanto permettevano un’organizzazione verticale delle funzioni: in basso la stalla, sopra l’abitazione, più in alto i granai e, in cima, la colombaia che forniva concime per i campi e carne per gli abitanti. Fuori le mura si sviluppa il borgo “i casali” ingentilito dalle botteghe Cinquecentesche lungo le vie che collegavano Vallo con i comuni limitrofi.

Da vedere

La Chiesa di Santa Maria Assunta

La chiesa di Santa Maria, sorta verso la fine del sec. XIII, era in origine dedicata a S. Francesco insieme all’annesso convento. Racchiusa dalla cinta muraria, con cui confinava, l’ accesso dall’ esterno avveniva attraverso la via che ancora oggi sale in forte pendenza in direzione della facciata. Ripete il tipo della Chiesa francescana ad una navata, coperta a capriate e terminante in una profonda tribuna; è priva di transetto e di cappelle laterali alla tribuna. La facciata è in linea con il romanico spoletino; è in pietre conce, termina al centro con una cuspide ed è arricchita dagli ornamenti del portale ogivale a strombo e del rosone. Una possente torre campanaria si eleva al di sopra del presbiterio, inserita nella cinta del castello. Nell`ampia cella, campana maggiore del sec. XIV. Sulla parete sinistra sporge la nicchia che alloggia l`orologio a pesi.

La Chiesa di San Giovanni Battista

La Chiesa di S. Giovanni battista, parrocchiale, venne costruita al culmine del castello tra il sec. XIII ed il XIV e fu parzialmente ricostruita nel sec. XVI, la data 1575 incisa all`angolo della facciata si riferisce al portale ed al rosone. La facciata è del tipo a vento con campanile a vela (campana maggiore del 1745); sul lato destro due monofore appartenenti alla primitiva costruzione. All`interno, tele del sec. XVII con un altare in stucco ed uno in legno. La parete absidale è interamente affrescata da Jacopo Siculo ed è datata 1536. Nella conca Morte e Incoronazione della Vergine, ispirati alle opere di Filippo Lippi nell’ abside del Duomo di Spoleto. Nel sottarco, il Battesimo di Cristo, Evangelisti e Dottori della Chiesa; sulla fronte dell’ arco Annunciazione ed Eterno Padre; in basso a sinistra i SS Sebastiano e Rocco e a destra Angeli reggi-cortina (con stemma di Spoleto) ai lati di un tabernacolo in pietra datato 1504. Sul lato destro della navata, una nicchia dipinta scoperta nel 1975 mostra una Crocifissione della metà del sec. XVI. Fonte battesimale in pietra locale del sec. XVI.

L’Abbazia di San Felice e Mauro

Varie fonti concordano sulla presenza, in questa parte dell’Umbria, di eremiti siriaci intorno al V secolo. Tra di essi Mauro, il figlio Felice e la nutrice di quest’ultimo, trovarono riparo nella grotta sottostante l’attuale abbazia e da lì iniziarono la loro opera di diffusione del cristianesimo. Visto l’isolamento geografico della Valnerina, molte credenze e pratiche pagane sopravvissero, per un lungo periodo, nonostante l’introduzione della nuova religione. A ciò si deve il mito nato attorno alle gesta di Mauro e Felice che, si narra, sconfissero il drago che infestava il luogo , liberando le popolazioni dal pestifero mostro. Nel mito dell’uccisione del drago si cela quasi sicuramente la bonifica della valle che le esondazioni del Nera rendevano malsana e alla quale molto probabilmente contribuirono i monaci siriaci con le loro cognizioni sulla derivazione e il tracciamento dei corsi d’acqua. Lo stesso pasto che Mauro chiese alla nutrice del figlio di preparagli mentre andava ad uccidere il drago e costituito da cavoli cotti testimonia la situazione di insalubrità del luogo in quanto è noto che tutti i vegetali della famiglia delle crocifere, alla quale i cavoli appartengono sono efficaci antiscorbutici….La chiesa prende il nome dai due eremiti siriani che per primi nel V secolo cristianizzarono gli abitanti di questo luogo, e fu riedificata nel XII secolo ad opera dei monaci benedettini, sopra l’antico sito religioso risalente al periodo del Ducato longobardo di Spoleto. Nella facciata è visibile uno splendido rosone circondato dai simboli dei quattro evangelisti. Nella parte inferiore vi è un bassorilievo rappresentante le scene più salienti della vita dei due Santi. Sulla sommità dell’elegante timpano si può ammirare l’Agnus Dei, raffigurante l’agnello con la croce, simbolo dell’insediamneto benedettino. L’interno della chiesa è ad una sola navata. Il presbiterio è sopraelevato e vi si accede salendo gradini in pietra, sette come le virtù. Il catino absidale è ornato dal Cristo Benedicente tra due angeli, dipinto dal maestro di Eggi alla metà del Quattrocento. Nel tamburo la Madonna col Bambino tra S.Sebastiano e Santa Appollonia. Si possono inloltre ammirare sulla parete destra gli affreschi di S.Felice che uccide il drago e S.Michele Arcangelo., inoltre sulla parete sinistra un’Adorazioni dei Magi, tutte e tre gli affreschi risalgono al XV secolo ed è sconosciuta la mano dell’artista. Sottostante l’altare vi è la cripta a due navate divise da una colonna romana capovolta. La parte più antica dell’edificio dove sono conservate, all’interno di un sarcofago romano in pietra locale protetto da un’antica ferrata, le spoglie di S.Mauro, S.Felice e della nutrice Eufrosia. Nei pressi della primitiva cella monastica sorse il monastero fondato da S.Mauro e restaurato in occasione dell’ultimo Giubileo. Dipendente dall’Abbazia di Farfa, o dalla vicina Abbazia di San Pietro in Valle, ospitava numerosi monaci congregati sotto la Regola Benedettina. Nel sec. XII, si elevò al rango di Priorato, alle dipendenze dell’Abbazia di Sassovivo. In seguito, il priorato passò al clero secolare e , nel 1535, da Clemente VII, fu concesso in commenda alla famiglia Lauri di Spoleto…

Scheggino è un castello di pendio a forma triangolare, coronato al vertice dal Cassero dell’antica rocca. Il paese sorge sulla riva sinistra del fiume Nera in corrispondenza di un restringimento della valle fluviale, conferendo al castello la funzione di guardia di un passaggio obbligato dell’antica strada della Valnerina. L’area più a monte, subito al di sotto del cassero chiamata “capo la terra”, è la parte più antica protetta dalle mura medievali. Scendendo verso valle, lungo le strette viuzze sormontate da archi in pietra, si raggiunge il borgo Cinquecentesco che si allunga a fianco del canale che alimentava l’antico mulino. Alle due estremità del paese le porte della città, Porta del Pozzo e Porta Valcasana. Da Porta Valcasana, attraversando il parco e la peschiera omonime, ricche di acque sorgive ed oggi utilizzate per la pesca sportiva della trota, si raggiunge la “Via del Ferro”, la strada utilizzata per il trasporto dei materiali delle miniere e delle ferriere, che da Scheggino raggiungeva Monteleone di Spoleto attraversando l’area naturalistica del Parco del Coscerno-Aspra, dove ancora nidificano le aquile. Il percorso un tempo era utilizzato per le migrazioni stagionali legate alla transumanza dei greggi che dalla montagna si dirigevano verso le pianure del Lazio e della Maremma. Risalendo gli stretti vicoli in pietra di Scheggino si giunge di fronte alla Chiesa di San Nicola e si viene accolti da un ampio ed alto portico, le cui dimensioni sono dovute al fatto che oltre alla funzione religiosa di accogliere i fedeli, veniva utilizzato come luogo di riunione per i consigli comunali. L’edificio è documentato sin dal 1210 e fu ampliato e rinnovato fra i secoli XVI e XVII, il prospetto con l’ampio portico, la divisione in tre navate ed il ciclo di affreschi all’ interno risalgono a questo periodo. Nell’interno, la decorazione a stucco del sec. XVIII si inserisce con naturalezza ed eleganza nell’ originale struttura cinquecentesca a tre navate, divise da colonne in pietra. Nella navata destra si osserva una Madonna del Suffragio, tela del sec. XVII con la curiosità iconografica del committente che versa da un vaso acqua sulle fiamme del Purgatorio. Nella cappella a destra dell’ altar maggiore, Madonna in gloria ed i SS. Giovanni Ev. in oleo, Giacomo, Rocco, Sebastiano e Nicola di Bari, tela di Guidobaldo Abbatini (1644), che come molte opere presenti nella zona, anche questa proveniva da Roma, per mediazione del cardinal Poli, cui i massari di Scheggino si erano rivolti per ricevere aiuto e consiglio. Nell’abside, Incoronazione di Maria, SS. Giovanni Battista e Nicola e Presepio, affreschi di Giovanni di Girolamo (1526) e Piermarino di Giacomo (1533), seguaci dello Spagna. Nella cappella a sinistra Madonna del Rosario di Perino Cesarei (1595). Nella navata sinistra S. Filippo Neri, tela del sec. XVIII. Sulla controfacciata, organo del sec. XIX.

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