Sant’Anatolia di Narco

Il legame con il fiume è testimoniato anche dalla tradizione orale secondo la quale in questa valle vissero due santi eremiti provenienti dalla Siria, Mauro e suo figlio Felice. Secondo il mito la gente chiese loro di essere liberata da un drago che con il suo fiato mefitico rendeva l’aria irrespirabile ed insalubre. Mauro affrontò il drago e l’uccise, Felice piantò in terra il bastone che subito germogliò con fiori e frutti. La metafora della bonifica del luogo attraverso la sottomissione ed il governo delle acque, l’uccisione del drago, è splendidamente illustrata dal bassorilievo posto sulla facciata della Chiesa di San Felice di Narco. La presenza degli eremiti siriani in tutta Valnerina è attestata sin dal sec. VI d.c., epoca di violenze ed insicurezza seguite al collasso dell’impero romano, che vide il moltiplicarsi di monaci ispidi e solitari, ma pieni di fede, tra gli anfratti di questi monti e nei boschi abitati dalle fiere. Ancora oggi ci si può recare nelle grotte eremitiche dove gli anacoreti solevano ritirarsi in preghiera in tutta la Valnerina, solo a Sant’Anatolia è possibile recarsi alla grotta del drago, nei pressi del piccolo paese di Castel San Felice, dove in un anfratto, oltre il ponte medievale si dice si nascondesse il drago.

Da vedere

Il Museo della Canapa

Il Museo della Canapa, una delle antenne dell`Ecomuseo della Dorsale appenninica Umbra, ha il fine di studiare, conservare e valorizzare i saperi tradizionali e il patrimonio storico e antropologico legato alla coltivazione della canapa in Valnerina. Il primo piano è interamente dedicato al ciclo di coltivazione, macerazione e trasformazione della canapa, tradizionalmente coltivata in tutta la Valnerina esclusivamente per uso tessile e per cordami. Il secondo piano è dedicato ai lavori preparatori alla tessitura, all’orditura, alla tessitura, alla collezione tessile. Il laboratorio didattico con telai manuali è aperto su prenotazione a singoli, gruppi e scuole. Il servizio di visite guidate è a pagamento.